Giocando con l’e-book reader

Sony Reader PRS600

Sony Reader PRS600 (fonte: PcWorld)

In ufficio da qualche giorno circola un lettore di e-book, omaggio di rappresentanza da parte di un fornitore. Snobbato dai colleghi, il cosino ha trovato un po’ di attenzione da parte del sottoscritto.

Il lettore è un Sony Reader Touch Edition (PRS-600), votato da PcWorld come uno dei migliori (torneremo su questo giudizio in seguito).

Lo provo su Linux Ubuntu 9.10. Il lettore viene con un software proprietario per l’installazione di un’interfaccia di dialogo per Windows o Mac. Per vederlo su Linux è sufficiente montarlo come hard-disk esterno: è possibile quindi esplorare il dispositivo muovendosi fra le cartelle e caricando o cancellando i file normalmente.

Benché il sistema sia predisposto per i libri in formato epub, verifico che funzioni anche con i pdf: li riconosce e li legge correttamente, pur con qualche difetto che vedremo dopo.

Per gestire il dispositivo installo Calibre. Calibre è un software open-source, disponibile per Linux, Windows e MacOS X.

Il software, che si presenta con un’allegra interfaccia dai pulsantoni giganti, è molto agile, efficiente e intuitivo. Consente di gestire una libreria locale (creando una directory dedicata sul pc) e di allinearla con il dispositivo; allo stesso modo consente di navigare fra i testi del reader e organizzarli, cancellarli, editarne i metadati, i tag, ecc. Un pulsantone invia gli e-book dal pc al lettore, un altro pulsantone salva dal reader i file sul pc. Niente di più facile ;-) . Inoltre può essere impostato per dialogare con diversi modelli di lettori, in modo da ottimizzare le prestazioni: i lettori supportati non sembrano pochi.

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Fondamentali (2): la documentazione

Il mio collega Diego continua a ripetermi quanto gli insegnava una sua docente:

Il lavoro [di un ricercatore, ma vale per qualsiasi lavoro] deve consistere nel 20% di attività concreta e nell’80% di documentazione di quanto si è fatto.

Sorrido di fronte a questa sproporzione, ammettendone l’importanza e la verità.

Mi rendo conto ogni giorno di quanto è importante tenere traccia di ogni passo che viene fatto, ogni scelta o decisione presa, ogni mattoncino aggiunto. Perché capita sempre il momento in cui occorre ricostruire, ripercorrere il sentiero all’indietro per andare a trovare qualcosa che si è perso lungo la strada, o quando ci si trova a dover riassumere, magari per una pubblicazione, un lavoro durato anni.

Questo non è solo importante per chi verrà dopo di noi e deve continuare il nostro percorso, o utile quando si deve spiegare ad altri il proprio lavoro. Spesso sono io il primo a voler capire bene il funzionamento di un sistema o di un processo, e non disporre di un prontuario, di un abc, di un manuale mi disorienta – anche quando sono io l’autore del sistema o del processo. Quando non ricordiamo un dettaglio, e naufraghiamo nel disordine della scrivania, lamentandoci: i manuali, dove sono i manuali???

Questo, naturalmente, è ancora più vero quando ci si scontra con aziende di software commerciali che non documentano il proprio lavoro, distribuiscono manuali scadenti e non aggiornati, e perdono traccia dell’evoluzione dei loro stessi programmi. Mi è capitato molte volte, al telefono, di sentire i tecnici dell’assistenza vacillare, sprovveduti quanto me su un sistema gestito da loro. Mi veniva voglia di chiedere: ma non avete un elenco delle operazioni svolte, delle modifiche effettuate, dell’evoluzione delle funzionalità del vostro software? In una parola, non avete della stramaledettissima documentazione???

Quando è possibile, è buona abitudine farseli da sé i manuali.

Questo blog, alla fine, era nato con questo scopo.

Digital Librarian

Digital Librarian (Lego)

Digital Librarian (Lego)

Fondamentali (1): leggere i classici

L’altro giorno in libreria mi è capitato fra le mani il testo dell’Ultima Lezione di Randy Pausch (fatevi un favore, e leggetevi il testo originale) e ho riletto volentieri la parte in cui racconta dei suoi allenamenti di football, e di come il suo allenatore gli abbia trasmesso il senso dei fondamentali.

I fondamentali. Spesso li trascuriamo troppo, o li diamo per scontati. Con l’inizio dell’anno nuovo ho pensato che sarebbe stato bello appuntare una serie dei fondamentali a cui l’esperienza mi ha insegnato ad attenermi e fare riferimento. Il primo è: leggere i classici. Di qualsiasi disciplina ci si occupi è opportuno darsi il tempo per leggere i testi di riferimento, anche se è vero che un classico, per definizione, è “un libro di cui tutti possiamo parlare bene senza averlo mai letto“.

Attualmente sto leggendo nientemeno che Understanding Media di Marshall McLuhan. Uno di quei libri che tutti citiamo (”sai, perché il medium è il messaggio, lo diceva McLuhan”) ma che poi si scopre che nessuno ha mai letto. Leggere con i propri occhi le basi di quello che facciamo (in questo caso i mezzi di comunicazione) ridipinge e rinfresca tutta la nostra visione del nostro lavoro, rafforzandola e solidificandola. Ci si rende conto anche che ciò che sappiamo molto spesso è frutto di ciò che è stato scritto, anche se noi non lo abbiamo mai letto, talmente radicato è quel pensiero nella cultura, nella prassi. E’ interessante anche vedere come pagine di 40 anni fa mantengano (con naturali eccezioni) una attualità e una vivacità che viene voglia di definire “profetica“. Infine, se non altro, ci consente di evitare figuracce come quella del tizio di Io e Annie, che non è poco.

A me piace andare con calma, quindi non sto a buttarmi di testa in tutte le letture dimenticate: però mi piace tirare giù due appunti di autori che andrebbero ripresi, o presi per la prima volta: Serrai, Virgilio, Gershenfeld, Dante, Eisner, Levi, Sontag, Benjamin, Joyce, Pasolini e quanti altri, quante “vertigini” che la lista solo ad abbozzarla fa venire.

E voi? Quali sono i vostri classici dimenticati? Quali propositi per l’anno nuovo avete intenzione di colmare con riletture importanti?

Demo di Koha installata al Cilea

Leggo con enorme piacere che al Cilea è stata installata una demo di Koha, il software open-source per ILS e OPAC probabilmente più illustre al momento.

La notizia è stata data sul portale del Cilea – che per inciso fa parte della comunità italiana di Koha -  e si possono leggere dettagli a questa pagina.

Contestualmente, sul Bollettino del Cilea n. 114 un articolo di Zeno Tajoli e Alessandra Carassiti riassume in maniera precisa e sintetica gli aspetti più significativi del software e della sua storia.

La demo dell’OPAC è visibile a questo indirizzo: http://demokoha.cilea.it/

Sono contentissimo di questa installazione demo: avevo provato a installare Koha su un pc locale (e non sono stato l’unico) ma con esiti non pienamente soddisfacenti. Un’installazione curata come sicuramente hanno saputo fare i colleghi del Cilea offrirà sicuramente una base solida su cui fare esperimenti, divertirsi un po’, fornire un punto di riferimento per chi vuole conoscere un po’ meglio questo software – boh, chissà, speriamo!

LouiseBrooks original theme byThemocracy, modificato da FraEnrico.