Italian translation of David Lankes' Atlas of New Librarianship

L'Atlante della Biblioteconomia Moderna - Copertina © Editrice Bibliografica

L’Atlante della Biblioteconomia Moderna

After a long processing, the italian translation of David Lankes’ Atlas of new librarianship is finally ready.
I’m speaking about it because I participated in the translation, together with the italian DILL students lead by prof. Anna Maria Tammaro and Elena Corradini. The book will be published by Editrice Bibliografica on march 13th, and we’re planning some presentations across the country.

I’m happy about this because I believe that Lankes’ base concepts are important in our community, but I see that our professional discussions often lack them – as I have stated several times. Besides I believe it’s crucial to work sharing the same vocabulary and principles. I have also noticed that New Librarianship’s concepts are very natural and common among the younger professionals, and this should mean something.

To conclude I inform that if you want a glimpse of Lankes’ principles you should take a look at his other book “Expect More“, which he made available for free here.

Metterci la faccia

Campagna associazioni AIB: bibliotecari certificati

We’re librarians, bitch!

Per pubblicizzare la nuova campagna associazioni l’AIB ha deciso di usare il banner che vedete qui sopra. Quando avete finito di ridere vi spiego :D

Fatto? Bene, torniamo seri. C’è un motivo molto semplice per cui ho accettato di “prestare il mio volto” a questa simpatica idea. Ve lo spiego raccontandovi un altro fatto analogo.

Qui a UniTo abbiamo lanciato pubblicamente il nuovo servizio di Discovery, TUTTO. Abbiamo deciso di associare al servizio un sistema di live-chat per interagire in tempo reale con gli utenti e fornire informazioni e supporto. Ho insistito affinché gli operatori non comparissero online in maniera anonima, ma fossero identificati da una loro foto.

Live-chat help service

Tipo così.

Le due scelte sono collegate, e partono dalla stessa motivazione. Non è perché sono un vanesio narcisista (non solo almeno). Ma perché sono convinto che la nostra professione, che richiede mediazione e interazione con le comuntà in cerca di informazione, esige che noi agiamo da persone con persone.

Non possiamo più giustificarci dietro la timidezza e nasconderci dietro a un bancone o peggio imboscarci dentro un deposito. Altrimenti non stupiamoci se il mondo continua a perpetuare lo stereotipo del bibliotecario socialmente inadeguato, della zitella noiosa, del nerd che passa il tempo a leggere tanti libri. Ecco, basta.

La nostra professione è sociale. Per dimostrarlo, e per superare gli stereotipi, c’è un modo molto semplice: metterci la faccia. Non è di certo l’unico modo, né il migliore. Ma sono certo che l’ultima cosa che davvero dobbiamo fare è nasconderci dietro l’alibi dell’imbarazzo, come quei colleghi che non osano parlare al microfono per fare una domanda a un convegno. E guarire dall’imbarazzo, come suggerisce anche Aaron Swartz, sarebbe davvero un enorme passo in avanti.

P.S.: un grazie a Agnese Cargini e Lucia Antonelli per la simpatica iniziativa :)

Pubblicazione: test di usabilità su discovery tool

Sull’ultimo numero di Biblioteche Oggi c’è un mio articolo intitolato “Test di usabilità sul discovery tool Primo all’Università di Torino”.

Si tratta di un test che abbiamo fatto qui a UniTo per verificare in anteprima la reazione degli utenti al nuovo strumento di ricerca che andrà online entro gennaio. Negli ultimi anni abbiamo lavorato all’implementazione di Primo di ExLibris; nel 2013 abbiamo creato un gruppo di analisi composto da bibliotecari delle diverse aree disciplinari per discutere su come configurare al meglio lo strumento. I risultati di queste scelte sono state proposte in anteprima a un campione (circa 70) di utenti delle biblioteche.

Quali sono i risultati dell’indagine? Quello più sorprendente e piacevole è che, almeno a un primo approccio, gli utenti sono molto soddisfatti del discovery tool, molto più di quanto ci attendessimo. Nonostante i grandi, enormi e spesso gravi e sconcertanti limiti e difetti del software in questione (sui quali prepareremo altri articoli in futuro) ci siamo resi conto che la gran parte dei problemi che vediamo noi bibliotecari per gli utenti delle biblioteche sono assolutamente insignificanti.

Non si tratta di uno studio scientifico in senso stretto (lo dico bene perché è importante: NON è scientifico), poiché il campione non è sufficientemente rappresentativo – inoltre non ho incluso un’analisi della letteratura. Scopo dell’articolo è semplicemente quello di raccontare quali sono state le prime reazioni di un ristretto gruppo di utenti a uno strumento di ricerca nuovo, che offre almeno due funzioni inedite qui a UniTo:

  1. la ricerca in “stile Google” (uh che brutta espressione), per cui viene offerto un unico campo di ricerca generico
  2. la ricerca integrata di tutto il patrimonio bibliografico di UniTo, che sia digitale, cartaceo, open access e via discorrendo (be’ dai, quasi tutto).

Insomma lo scopo principale di un report di questo genere è semplicemente raccontare il lavoro che si sta facendo, sperando possa incuriosire chi si trova ad affrontare situazioni analoghe.

Appena riesco metterò a disposizione l’articolo su un archivio ad accesso aperto, per chi non avesse modo di accedere alla rivista.

AGGIORNAMENTO: l’articolo è ad accesso aperto su E-Lis, a questa URL: http://eprints.rclis.org/22560/

Per una definizione di Bibliotecario

In questi giorni è in discussione una norma UNI molto importante per quel che riguarda la riflessione sulla definizione del nostro lavoro. Che cos’è un bibliotecario? Cosa caratterizza la sua professionalità? La bozza della norma proposta (la BOZZA) è disponibile qui: http://www.uni.com/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=900, cercate inserendo il codice U30000730), ed è aperta alla pubblica discussione. Potete leggere dettagli sul percorso della norma e su come contribuire alla discussione nella pagina del sito AIB.

Della cosa si è parlato anche su  AIB-CUR (pochino in verità). Una lettura analitica e intelligente, che condivido in pieno, è quella che fa Laura Testoni su VediAnche. Leggete il suo articolo, o almeno la sua premessa che è un riassunto della norma.

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Darnton sulle biblioteche nell’era digitale

Visto che non ho niente di meglio da fare o da dire, guardate questa bella intervista a Robert Darnton sulle biblioteche nell’era digitale.

È in inglese, e non ci sono (ancora) sottotitoli: se non sapete l’inglese imparatelo. Oppure guardate questo video cento volte di seguito finché non iniziate a capirci qualcosa (la nostra prof di latino ci ha insegnato così).
Nonostante non dica cose nuovissime o sorprendenti, ascoltare e leggere Darnton è cosa buona e giusta, e fa sempre bene alla salute.

(Grazie a Silvia Franchini per questa segnalazione).

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