Biblioteche occulte

Leggo di una curiosa iniziativa legata alla Biblioteca “Arturo Graf” della Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Dico curiosa per usare un eufemismo: si tratta infatti della presentazione di un cortometraggio fatto per promuovere un gioco da tavolo con protagonisti i membri della band metal Therion e ambientato in una Torino steampunk – non so se mi spiego. Peccato non poterci andare (torno da Tallinn troppo tardi!) ma leggo che ci sarà lo streaming dell’evento. In ogni caso, vi consiglio di dare un’occhiata al progetto 011 sul sito dell’associazione Scribabs, organizzatrice dell’iniziativa, per trovare ulteriori informazioni.

La cosa che mi ha colpito maggiormente è la presenza dei Therion. Non sono mai stato un fan sfegatato della band di Christofer Johnsson, ma al tempo dei miei 17 anni ero stato rapito dal loro capolavoro Theli, che nell’ormai lontano 1996 rappresentava davvero un gioiello mai visto prima di death metal sinfonico e orchestrale. Come molti sanno, o possono intuire dal nome stesso della band e dei loro dischi, gli svedesi scrivono testi legati profondamente ai temi dell’esoterismo, dell’occultismo e della magia.

Biblioteca Graf

I fondi storici della Biblioteca di Lettere - Università di Torino

Per questo mi ha colpito leggere il loro nome accanto a quello della biblioteca di Lettere.

Quando facevo il mio tirocinio presso il fondo Graf ricordo con grande interesse i vari titoli di occultismo e demonologia che figuravano nella collezione dell’illustre letterato. Ne ritrovo alcuni grazie a una veloce ricerca nel Catalogo: Curiosités des sciences occultes di P. Lacroix (Parigi 1885), Des Sciences occultes, ou Essai sur la magie, les prodiges et les miracles di Eusèbe Salverte (Parigi 1856), Histoire de Satan, sa chute, son culte, ses manifestations, ses oeuvres dell’abate Lecanu (Parigi 1882), La démonologie ou histoire des démons et des sorciers di Sir Walter Scott (Parigi 1832), la Storia della magia di Joseph Ennemoser (Leipzig 1844) .

Il fondo Graf, non certo soltanto per questi tesori oscuri, è un vero scrigno, non meno degli altri preziosi fondi storici ospitati dalla biblioteca.

Ma al termine di quell’elegante infilata di stanze che costituisce una delle più belle biblioteche universitarie torinesi c’è un’ultima sala. Qui è raccolto il fondo Martinetti, che in effetti non fa parte delle collezioni universitarie, ma è un istituto a sé. Il fondo è una ricca collezione di studi religiosi e filosofici appartenuti al filosofo piemontese Piero Martinetti. Ai tempi del mio tirocinio, lavorava come custode del fondo un individuo secco e curvo, con gli occhi feroci e nervosi dietro i piccoli occhiali. Mentre lavoravo concentrato sullo schermo del pc, intento a catalogare i vecchi volumi appartenuti ai letterati di cui sopra, il bibliotecario si materializzava, fluttuando silenzioso fra i tavoli della sala, immerso in un piccolo libriccino con cui alimentava la sua passione per il manicheismo, dottrina di cui si dichiarava tormentato seguace nonché cantore. Passando fra quei muri e ballatoi carichi di libri, capitava che senza smettere di camminare inclinasse il capo e alzasse gli occhi dalla sua lettura per lanciare uno sguardo obliquo su me e il mio collega, per poi riportarli fra le pagine e procedere oltre, senza spegnere il suo strano ghigno pregno di concentrazione e chissà quale altro diabolico disappunto. All’apparire di questa inquietante figura potevi sentire la temperatura abbassarsi di un paio di gradi. Non sto scherzando. Era lento e leggero e si muoveva come se sfiorasse appena il pavimento. Vi ricordate lo spettro di Nerio nel film L’arcano incantatore? Uguale.

Lo spettro di Nerio

Lo spettro di Nerio - da L'Arcano Incantatore, di Pupi Avati, 1996

Ricordo che un giorno – lui assente – ho fatto un giro fra gli scaffali del fondo Martinetti per scorrere i dorsi di questa autorevole collezione; salito sul ballatoio per raggiungere i volumi più alti ho scoperto, tenendomi ad attenta distanza, un mucchio di stracci che formavano un giaciglio ammassato nell’angolo opposto alla scala a chiocciola. Scala a chiocciola dalla quale mi sono precipitato di sotto con una certa fretta, ansioso di lasciare quel luogo maligno, senza interrogarmi sul perché qualcuno (temendo di già sapere chi) dovesse voler fare di quel posto il luogo del suo riposo.

Una biblioteca, come detto molto spesso, reca su di sé non solo il peso di secoli di pensieri e storie, ma anche di stereotipi: alcuni fastidiosi, alcuni tenebrosamente affascinanti. Quella stanza e il suo nervoso custode hanno contribuito a formare nella mia mente il più oscuro di questi, ad aggiungere al mio immaginario, già fin troppo fervente, alcuni elementi di follia e spavento che finora avevo solo trovato nei libri di Lovecraft.

Unspeakable Vault of Doom 241

From The Unspeakable Vault of Doom, by F.Launet/Goomi Studio (click on image to go the original source)

 

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