Library + science = CERN internship

Quante cose in questo 2011 che, esclusi i primi 5 giorni, è andato di bene in meglio, una progressione di eventi entusiasmanti, belli, formativi, memorabili. Uno dei miei obiettivi fin dall’inizio del master era a riuscire a fare il tirocinio al CERN. Essere qui è stata la realizzazione di un piccolo sogno, e conclude degnamente un anno bellissimo dominato dal mio periodo di master a Tallinn e Parma, passando da Firenze e Berlino.
The original, marvelous, library science! (photo source: Cern)

The original, marvelous, library science! (photo source: Cern)

Un mese appena, ma so che devo dire qualcosa di questo posto fantastico, so che merita tante parole, e belle, e non so come fare perché parole belle su questo stesso posto le ha già scritte Aubreymcfato, e quindi tanto vale leggere le sue visto che le condivido al 100%.

Per fare un attimo la parte del bibliotecario duro e puro, devo riconoscere che il primo impatto con la biblioteca è stato spiazzante. Speravo che nel regno dell’Open Access e degli Open Data la biblioteca avesse molto da offrire ed insegnare; invece la seminale iniziativa degli Open Bibliographic Data si  è rivelata un progetto fermo al 2009. Credevo di trovarmi in un’isola felice, ed è stato senz’altro così, ma nel senso che la biblioteca è anche, in parte, un’isola: non partecipa a un sistema di catalogazione collaborativa, e si trova a catalogare ogni volta per la prima volta, senza appoggiarsi ad authority file nel suo CDS, o senza alimentare o sfruttare le reti bibliografiche esistenti. Le attività maggiori, restando sempre in ambito Open Access, si concentrano nella realizzazione della base dati InSpire, che giustamente impiega uno sforzo proporzionato alla portata del progetto.

Ma questo non si rivela una debolezza, perché la biblioteca funziona, è apprezzata, è frequentata parecchio. Certo, come tutti i posti non è esente dalla politica, dalle gerarchie; lo stesso sviluppo di CDS è determinato dal dipartimento dell’IT, che sta in un edificio separato e distante (tecnicamente addirittura in un altro stato!) e questo rallenta alcuni iter. Ma le persone  non sembrano perderci il sonno. È un’isola felice appunto: conosce la sua comunità e sa crescerci intorno. È davvero parte integrante dell’intero complesso. È un posto vivo.

Come scrive Aubrey, la cosa più bella, quello che ti resta nel cuore, sono le facce della gente, il loro ritmo calmo, la mancanza di supponenza, una pervasiva serenità causata forse dalla fiducia di stare facendo un buon lavoro circondato da persone in gamba, da fiducia e supporto. La bibliotecaria tedesca, al momento di salutarci, ci ha detto: “qui è un bel posto per lavorare: tutti arrivano timidi e abbottonati, ma dopo i primi giorni le persone sembrano fiorire“. Un’espressione che mi ha colpito per la sua naturalezza e bellezza.

Modello Standard

La formula fondamentale della vita, l'universo e tutto quanto (con un po' di teoria delle stringhe scarabocchiata lungo il bordo)

Le facce, già: oltre ai bibliotecari, simpatici, buffi, preparati, geniali, brillanti, umili, disponibili, ho conosciuto un ingegnere che ha montato gli acceleratori negli ultimi 30 anni, e un giovane dottorando alle prese con i calcoli per quello nuovo in progettazione; ho aiutato un vecchio premio nobel a cercare un articolo, e ho condiviso un caffè con un giovane fisico delle particelle; tentavo di parlare in francese con i cuochi della mensa, e bevevo aqvavit con il bibliotecario norvegese e un simpatico professore che ci raccontava di quando si trovò a discutere con Einstein; osservavo i giovani studenti e ricercatori azzuffarsi per entrare nella sala dove si teneva il seminario sull’aggiornamento della ricerca del Bosone di Higgs, mentre compravo una t-shirt con stampata una formula che non capisco.

Tante persone, di tutte le età e tutte le nazioni, venute qui fra le Alpi, a cavallo fra due stati, a lavorare tutti insieme, come un tempo andavano ad Alessandria, a condividere le conoscenze e le conversazioni per collaborare all’avanzamento della scienza.

© PhD comics - Visiting CERN

© PhD comics - Visiting CERN

E qui Aubrey lo devo citare parola per parola:

Io non ero mai stato in un posto così pieno di cervelli e diversità, e l’idea di essere diventato, per un solo mese, membro di questa comunità, mi emoziona davvero.

Sì, essere stato parte di tutto questo, pranzando ogni giorno fra diecimila persone, anche per poco, anche se per ultimo, è stato bello. Sapendo che anche la biblioteca è parte di questo meccanismo. Sapendo che anche il più piccolo di questi diecimila non è insignificante. Perché questo grande progetto è la prova che non lavoriamo mai da soli, e qualunque impresa si regge con fiducia sul lavoro di altri.

Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
(Bertolt Brecht,Domande di un lettore operaio)

Anche il giovane ingegnere, responsabile dei servizi informatici Windows, che ci ha fatto da guida durante il tour delle strutture, quando illustrava il funzionamento degli acceleratori e lo scopo degli esperimenti, parlava usando il “noi”, benché il suo ruolo si svolgesse ben lontano dai tunnel e dalle particelle.

Tutti qui parlano usando il “noi”. Non accade dovunque. Dovremmo impegnarci perché accada di più, dovunque siamo noi, chiunque sia intorno a noi.

Il felice bibliotecario nucleare
Library + science = CERN internship

5 pensieri su “Library + science = CERN internship

    1. avatar FraEnrico ha detto:

      Diciamo che intendevo giovane rispetto al “vecchio” Steinberger ;-)
      Poi sono ancora maledettamente influenzato dall’ottica italiana, per cui siamo giovani fino ai 40-45 anni; magarì al CERN si è “giovani” intorno ai 22-23 ;-)

      Ho seguito le vicende relative al mitico seminario, quindi non faccio fatica a pensare al caos di questi giorni, non ti preoccupare! È stato un piacere pari a tutto il resto. Ne approfitto per augurarti un nuovo anno pieno di collisioni interessanti!

  1. avatar lore ha detto:

    Oggi ho assistito a uno scambio tra il “vecchio premio nobel” e il “simpatico professore”.
    JS (guardando il busto di Niels Bohr): L’hai conosciuto? Forse sei troppo giovane…
    HS: Beh, quanti anni hai tu? Io 84.
    JS: Eh, io ne ho sei piu’ di te. Tu sei giovane. Ma insomma, l’hai mai incontrato?
    HS: Si, l’ho sentito parlare a una conferenza
    [racconto dell'aneddoto]
    JS: Ah, capisco. Lui mi ha scritto una lettera di referenze per una borsa Fullbright.
    HS: Ah!
    JS: Ma non l’ ho vinta… (risatina)
    HS: Beh, se non l’hai vinta nemmeno avendo la sua lettera…

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