Come un gatto in un appartamento vuoto

Scrisse così: “morire: a un gatto, questo non si fa”. Ma nel mio pantheon, un posto è suo sicuramente.

Wisława Szymborska

Wisława Szymborska (1923-2012)

Ed è curioso, perché ho smesso di scrivere poesie dopo aver letto le sue. Mi ha insegnato che la poesia non è necessariamente quella cosa alta e nobile di cui ci innamoriamo per far finta di essere migliori; mi ha insegnato che la poesia “piace, ma piace anche la pasta in brodo, una vecchia sciarpa, accarezzare un cane”. Eppure quanta profondità, quanto universo, quanto “cielo” – “onnipresente perfino nel buio sotto la pelle” – svelava questa dolce vecchietta nel polacco tutto fischi e sibili delle sue parole.

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.

Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
noi la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce
che manchi nell’inventario.

(W. Szymborska, Nulla è in regalo, trad. di Pietro Marchesani, Milano, Scheiwiller, 1997)

Come un gatto in un appartamento vuoto

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>