Fondamentali (4): gli strumenti

Ho letto il bell’editoriale di David Kohl all’ultimo numero di The Journal of Academic Librarianship (http://dx.doi.org/10.1016/j.acalib.2010.05.023), una serie di riflessioni sui webcast della WebWise Conference on Libraries and Museums in the Digital World promossa dall’IMLS; oltre all’accenno al tema del linguaggio (tema a me molto caro), mi piace molto l’ultima parte, in cui evidenzia con candore il fatto che i relatori del convegno non sapevano usare powerpoint:

I cannot resist pointing out the Sancho Panza element to the generally elevated Don Quixote tone of the IMLS web presentations. As Cervantes was well aware, it is always useful to have a modicum of reality to even the most noble aspirations. I am referring to the fact that as you watch the three presentations, you will notice that each of them has significant problems with the presentation technology.

(il corsivo è mio).

Ho già parlato del linguaggio. Il linguaggio, alla fine, non è che uno strumento (e linguaggio e strumenti sono un po’ gli argomenti di questo blog). E come le parole sono importanti, non meno importanti sono i mattoncini: l’alfabeto.

Mattoncini (via Wikimedia Commons)

Mattoncini (via Wikimedia Commons)

Tenere sul tavolo costantemente la guida SBN, conoscere i campi Unimarc e le classi Dewey, gli elementi Dublin Core, l’XML, FRBR e non so quante altre cose fondamentali mi sto dimenticando: avere in testa queste cose come parte del proprio linguaggio, padroneggiare questi mattoncini della professione, è di un’importanza non trascurabile. A un workshop di fotografia, il bravo Alessandro Gandolfi ci disse: “leggete il manuale d’istruzioni della vostra macchina, e imparatelo a memoria“.

Insomma, se voglio fare il bravo mi sa che mi tocca studiare, visto che di tutto questo non ho che un’infarinatura.

La mancata dimestichezza con lo strumento non si traduce soltanto in un lavoro mediocre. L’intera visione che abbiamo del lavoro diventa goffa e sfocata: come nell’esempio citato, vediamo persone che fanno presentazioni senza conoscere il linguaggio di presentazione. Come facciamo a fidarci di chi ci parla di “informazione” e “comunicazione” quando egli stesso non è capace a comunicare? Come fidarsi di chi gestisce poli catalografici senza aver mai catalogato, o senza conoscerne le problematiche? Di chi produce software web-based senza conoscere le prassi e gli standard del web? Di chi si occupa di servizi bibliografici digitali ma non è capace ad inviare una email? Di professori noiosi, di PR antipatici, di comunicatori introversi?

E’ anche la chiave della differenza fra la realtà e le pippe mentali (fra i fatti e la fuffa, come dico io); Kohl commenta questa contraddizione con un’immagine molto efficace:

If you are going to pursue a noble dream it is always good to remember to turn your attention to the realities of the road once in a while just to make sure you are not in danger of falling off the cliff while enamored of the vision on the horizon.

E il dramma, spesso, è che mentre cadiamo non capiamo il perché: magari la cosa ci sembra pure molto figa.

Fondamentali (4): gli strumenti

2 pensieri su “Fondamentali (4): gli strumenti

    1. avatar FraEnrico ha detto:

      Già, è molto frequente, anche nel nostro mestiere, gente che si riempie la bocca di paroloni di cui non conoscono bene il significato. Ci si dimentica che “i paroloni”, ovvero i grandi concetti, i grandi problemi, le grande questioni, sono *una conseguenza* di un certo lavoro e di una certa applicazione all’interno di un ambito. Credo che si capisca quando uno sa di cosa sta parlando oppure no, però spesso siamo troppo indulgenti, e fingiamo fiducia :-)

      Poi bada bene: questi post li ho scritti come moniti personali, quindi io mi pongo come il primo a dover fare attenzione a non cadere in questi tranelli della quotidianità. Spero che almeno la consapevolezza aiuti :-)

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