Ritorno a Zotero? Forse, o forse no

Come parte integrante dei corsi di “scrittura accademica” per gli studenti, l’Oslo University College offre un corso per l’uso di Zotero come strumento di gestione delle citazioni bibliografiche. Ovviamente la bontà dell’iniziativa si commenta da sola: l’importanza di saper citare – e saper usare gli strumenti per farlo – deve essere nota all’inizio della propria carriera accademica, non a metà (o mai).

Zotero è il software citazionale che l’OUC predilige: pur disponendo di un certo numero di licenze di EndNote, valutazioni tecniche e gestionali (in primis la gratuità e il non essere legato a licenze) incoraggiano l’uso di Zotero.

Zotero, dunque. E così l’ho scritto tre volte. Rispolveriamo questo software, allora. Ne avevo già parlato, preferendo Mendeley per la sua possibilità di sincronizzare la libreria locale con un database online (e quindi allineare diverse installazioni del software) e per il fatto che Zotero, essendo dipendente dal browser (e da un solo browser) si rende colpevole della da me tanto odiata fusione fra contenuto e contenitore.

Il corso mi ha permesso di rinfrescare la mia valutazione originale; è stato inoltre interessante osservare le reazioni dei miei compagni. Mi ha incuriosito ad esempio vedere che pochissimi conoscevano già Zotero (4 o 5 su 20) e solo una persona oltre a me conosceva e aveva usato Mendeley, e non era l’insegnante.

Dalle mie prime impressioni è passato un po’ di tempo, e Zotero 2 è finalmente uscito dalla beta (siamo alla 2.0.8). Vediamo quanti miglioramenti possono farmi cambiare idea e ricominciare ad usarlo.

Innanzitutto Zotero ora dispone di uno spazio web che consente di archiviare fino a 100 MB di articoli, e allinearli con il proprio db locale. Non saranno i 500 MB di Mendeley, ma la funzione di cui sentivo maggiormente la mancanza è stata implementata (il sync con il server, a dire la verità, mi pare un po’ lento). Ulteriore spazio ovviamente può essere ottenuto a pagamento.

Veniamo ora al passaggio delle citazioni da Mendeley a Zotero. Dovendo popolare Zotero con le mie bibliografie contenute in Mendeley, tento di fare un import di massa dei dati.

Dei 3 formati di export previsti da Mendeley – RIS, BibTeX e EndNote XML – Zotero riconosce i primi due. Esportando la mia collezione in due file (collezione.ris e collezione.bib), vedo che Zotero riesce a importarli entrambi senza problemi. Il percorso inverso è analogo, con la differenza che Zotero offre più opzioni di export (MODS, Zotero RDF, Dublin Core non qualificato, e il template di citazioni per Wikipedia); la caratteristica di offrire più opzioni, personalizzazioni e funzionalità arricchisce di molto Zotero 2 rispetto al suo predecessore.

Sulla funzione di cite-while-you-write Mendeley è un po’ zoppicante: su Linux le finestre spesso vanno in freeze, costringendomi ad andare avanti e indietro fra le due applicazioni per far andare a buon fine l’inserimento della citazione. Zotero invece apre un agile pop-up all’interno del word processor.  Su Linux la cosa è un po’ più complicata, perché occorre installare i plugin Java originali di Sun; ma fatto questo tutto funziona bene – a parte una fastidiosa tendenza a mantenere il focus sul browser e non sul documento quando si inserisce una citazione.

Il grande punto di vantaggio di Zotero secondo me è l’integrazione con un sistema di open-url resolver. Configurando un motore di ricerca predefinito è possibile verificare immediatamente la disponibilità del full-text di una citazione, il che è una gran figata. All’Università di Torino ad esempio è possibile configurare il resolver Trova@unito; alla OUC è disponibile LinkSource di Ebsco. Considero questa funzione imprescindibile: è davvero impensabile l’idea di non poter fare clic su una citazione e poter accedere, se non al fulltext, almeno a un sistema che ti dice dove trovarlo (un catalogo, un motore di ricerca, qualcosa). La conseguenza è quella di disporre di una scatola chiusa, un db che non esce da se stesso. Peccato solo che non sia possibile configurare più di un motore, e poter così passare da uno all’altro a seconda del contesto in cui si opera.

Se vogliamo parlare male di Zotero, tuttavia, è sufficiente osservare l’interfaccia. Essendo una componente di un altro software (Firefox), Zotero gode di uno status diminuito: è un ospite, e dispone di una mezza finestra striminzita, sacrificata. E’ possibile allargarla, togliendo così spazio al browser. Ma costava davvero tanto separarlo in un’altra finestra? Mendeley ha dalla sua un’interfaccia pulita, chiara e piacevole, che ha portato alcuni a definirlo l’iTunes delle citazioni bibliografiche. Un’esagerazione, ma non se paragonato a Zotero, la cui usabilità è davvero ridotta.

La differenza di approccio dei due sistemi li rende speculari. Zotero è interamente orientato al web: è un plugin di un browser, la ricerca online di una citazione a partire dal db è immediata, e il salvataggio della citazione dal web avviene altrettanto rapidamente, direttamente in locale, in modo veloce e pulito. Mendeley invece ha una maggiore separazione fra spazio locale e spazio web: richiede l’installazione di un piccolo script che salva la citazione nello spazio web remoto, e da qui devo poi fare il sync per aggiornare il mio db locale. D’altro canto Mendeley gode dell’integrazione del pdf-reader  all’interno del software: posso leggere, annotare, sottolineare, il mio pdf come voglio.

Sorvoliamo sulle funzioni “social” (condividere bibliografie, scambiare messaggi con altri membri, ecc.) che non ho approfondito e che sinceramente mi interessano meno – uno sguardo superficiale mi suggerisce che le componenti web di entrambi i software siano molto essenziali.

La permanenza di due sistemi pone anche il problema di dove tenere l’archivio dei file. Ciascuno dispone di una propria directory per archiviare i pdf, e si finisce col duplicare i file sul proprio pc. Una soluzione sarebbe quella di indicare come directory di Mendeley la stessa di Zotero (più difficile fare il contrario, perché Zotero, oltre alla cartella con i file, si porta dietro anche il db e altre directory) se non fosse che Zotero suddivide la cartella “storage” in tante sottocartelle dai nomi indecifrabili. Disabilitando la funzione “organizza la mia cartella” di Mendeley si evita la duplicazione, ma diventa più complesso archiviare i propri file. In realtà esisterebbe una funzione di Mendeley che permette di integrare al suo interno il db di Zotero, in modo da garantire un allineamento continuo; ma ogni volta che tento di attivarla, il sistema va in crash.

Quest’ultimo è il problema più grave di Mendeley: la stabilità lascia molto a desiderare. E’ anche vero che Mendeley è una beta, ma questo, nel mondo del beta-forever, non può più essere una giustificazione.

In sostanza: Zotero è ottimo quando si tratta di salvare la citazione dal web e per citare mentre si scrive, ma l’interfaccia è qualcosa di disastroso. Mendeley è una buonissima e comoda applicazione desktop per la gestione delle bibliografie e degli articoli, ma meno agile e meno integrato con il web. Il primo funziona meglio come strumento di lavoro, il secondo come database e archivio. Quale scegliere?

Per adeguarmi alla comunità, ossia ai miei compagni di master, in questo momento sto usando molto Zotero. Il giorno in cui verrà integrato un motore di ricerca al suo interno, Mendeley tornerà a essere il mio gestore preferito. Per ora la stabilità di Zotero e l’uso condiviso che ne facciamo qui mi porta a tralasciare l”‘iTunes delle citazioni”.

Ma chissà che non cambi nuovamente idea – in fondo lo faccio così spesso.

Ritorno a Zotero? Forse, o forse no

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