Ebooks in Scandinavia

Grazie a Live, mia compagna norvegese qui al master, imparo qualcosa su alcuni progetti di adozione e diffusione degli ebook nelle biblioteche pubbliche. Posso così aggiungere qualche dato alla conversazione avviata sul blog di Virginia Gentilini.

In Svezia dal 2000 la compagnia Elib fornisce servizi di distribuzione di libri elettronici. Elib si rivolge principalmente agli editori, offrendo gli strumenti per consentire agli editori di distribuire il proprio materiale. Si pone quindi come intermediario fra editori e pubblico (lettori ma anche biblioteche) per permettere ai primi di vendere servizi nuovi ai secondi.

Le biblioteche, servendosi dei servizi di Elib, possono fornire ai propri lettori libri digitali rispettando le leggi sul copyright.

Funziona pressapoco così: l’utente, loggandosi sulla pagina della biblioteca (ad es., la biblioteca pubblica di Stoccolma) accede a una lista di titoli disponibili, fra i quali può scaricare fino a un massimo di 3 documenti.

Un DRM a tempo (time-bomb) fa sì che dopo 28 giorni il documento si “auto-restituisca, rendendosi illeggibile e inservibile – a meno che l’utente ovviamente non decida di “restituirlo” prima: cosa di non poca importanza, dal momento che il singolo ebook si comporta come un singolo “item” fisico (un libro stampato, per intenderci) e lo stesso “item” non puo’ andare in prestito contemporaneamente a piu’ persone. Finche’ un utente non lo restituisce, quindi, nessun altro può prenderlo in prestito.

Il DRM consente la copia per uso personale, ma un sistema di watermarking rende tracciabile il documento in caso di violazioni.

A quanto pare Elib funziona perché l’iniziativa parte dall’editore, o meglio: Elib si offre come supporto agli editori per la distribuzione, e le due aziende hanno interessi comuni.

Il servizio non è gratis. Fra i partner della biblioteca entra in gioco un nuovo fornitore esterno: la biblioteca paga all’azienda un tot per ogni download. Mi inquieta il modello economico a cui le biblioteche devono sottostare: mi sembra che risulti difficile prevedere la quantità di movimenti su questi documenti durante l’anno, quindi vedo problematico impostare il bilancio adeguatamente. Ma non conoscendo i dettagli economici, o le tipologie di contratti e di licenze offerte, non posso entrare nel merito.

Mi confermano inoltre che esistono delle difficoltà dal punto di vista tecnico. Non ho approfondito il meccanismo, ma ci sono diversi dubbi: come vengono scaricati i formati dalla piattaforma al proprio lettore? In che formato sono i file? Sono supportati da tutti i lettori? Sono richieste competenze da parte dell’utente, e se sì la biblioteca è in grado di fornire assistenza?

Elib è attiva anche in Danimarca, ed e’ in corso di attivazione presso la biblioteca pubblica di Drammer, Norvegia – sulla quale spero di darvi in futuro qualche dettaglio ulteriore.

Ed ecco i compiti per i volenterosi: sviluppare i seguenti spunti di riflessione:

  1. un documento digitale è per definizione slegato dai vincoli della forma fisica: restituire agli ebook i limiti originari dei documenti fisici (se il libro è già in prestito, io non lo posso prendere) è davvero ‘sto gran passo avanti?
  2. il watermark fermerà la pirateria su questi documenti? Cosa impedirà alla gente di “prendere in prestito” un ebook e poi metterlo in internet?
  3. la biblioteca ce la farà a supportare l’onere di questi servizi? Oppure finirà con il caricare l’utente della spesa del download, trasformandosi così in una succursale di un bookstore?
  4. in un panorama già schiavo di costose compagnie di servizi, è davvero una buona soluzione (leggi: una soluzione lungimirante) includere nei propri iter un nuovo ennesimo intermediario commerciale?
Ebooks in Scandinavia

2 pensieri su “Ebooks in Scandinavia

  1. Enrico, intanto grazie per la tua segnalazione!
    Poni delle belle domande, avessimo solo una sfera di cristallo… ;)
    Comunque, punto 1, se è ammessa una copia ad uso personale per gli utenti, il passo avanti è gigantesco, alla fine invece di 50 prestiti avremo 50 copie del libro, una certa differenza in termini di comodità d’uso e diffusione della cultura.
    Punto 2: appunto, mi è già scappato di scrivere “diffusione” della cultura, e quindi? La mia impressione è che pochi farebbero la sciocchezza di caricare in rete un ebook preso in questo modo dalla biblioteca, ma sicuramente lo presterebbero a più persone di quanto farebbero con una copia fisica del libro. Una sorta di pirateria soft, insomma…
    Punto 3: la biblioteca è sempre stata la succursale di un bookstore, i costi dei libri sono sempre ricaduti sulla fiscalità pubblica. Il problema è mantenere un modello equilibrato che non costi all’utente finale più di quanto pagava prima coi libri fisici.
    Punto 4: non ci possiamo fare niente, e, ripeto, le biblioteche hanno sempre avuto a che fare con intermediari commerciali, almeno dai tempi in cui non si copiano più i libri a mano! ;)

    1. avatar FraEnrico ha detto:

      Quello che intendevo con il punto 1, è che trattare un ebook esattamente come un libro sarà sempre un errore di principio. Tu giustamente ti soffermi sul concetto di copia personale, ma ecco secondo me non è abbastanza. Un documento digitale che si “autodistrugge” dopo x giorni, ecco proprio non lo concepisco :-D Credo che il problema stia nella situazione di novità e transizione, per la quale il nuovo può essere trattato solo con le stesse categorie del vecchio. Mi piace molto, nel tuo nuovo post, questa osservazione:

      parlare di ebook significa “semplicemente” trovare una soluzione efficiente alla conversione in digitale dei cataloghi editoriali già esistenti, oppure ripensare completamente quell’organizzazione dei contenuti che per brevità chiamiamo “libro”?

      che si applica sia al libro in sé (ai contenuti, alla presentazione, alla narrazione, con tutto il concetto di ipertestualità e le sue possibile derive verso l’interactive fiction che da amatore ho un po’ bazzicato) sia anche ai servizi.
      Alla fine tu concludi con il grande nodo: nel mondo degli ebook le biblioteche devono essere ripensate. D’altra parte le biblioteche sono state costruite intorno ai libri, e non viceversa; adesso invece cadiamo nella tendenza a trovare uno spazio per tutti i documenti all’interno della biblioteca. All’adattamento più che alla rifondazione. Del resto a me sono sempre state un po’ antipatiche anche le raccolte di video e musica delle biblioteche civiche, mi sono sempre sembrate collezioni più improvvisate, peggio concepite, e un po’ surrogate. La biblioteca è il posto giusto per questo materiale, o dobbiamo inventarci uno spazio leggermente diverso? Credo che certe statistiche di utilizzo siano un po’ amare.

      Quanto agli intermediari, hai ragione; la mia preoccupazione è che la biblioteca sia impreparata, e “patisca” il ruolo dell’intermediario, finendo con l’usufruire dei suoi servizi in maniera passiva. Insomma che il meccanismo premi gli intermediari, e non la biblioteca con il suo pubblico.

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