Una chiacchierata appassionante

Chiacchierata e caffè

Chiacchierata e caffè

Oggi ho pranzato con Getaneh Agegn, un collega del DILL1, che ora sta facendo il dottorato a Portsmouth; è impegnato in una ricerca che lo porta a intervistare studenti e professionisti del settore. Abbiamo quindi avuto modo di fare una lunga intervista-chiacchierata in un bel caffè del centro storico, e come capita sempre in queste occasioni, ci si sorprende sempre delle proprie stesse parole, perché parlando si imparano tante cose quanto ascoltando. Sarebbe bello poter trascrivere tutta la chiacchierata (nella quale io ero more the chatter than the chattee, quindi diventerebbe una roba un po’ egotica e psicanalitica) ma non posso che limitarmi a brevi appunti.

Abbiamo iniziato col parlare degli strumenti bibliografici, degli opac, della metaricerca, di crossref (non conosceva il progetto, e gli ho raccontato un po’ del concetto di crossref e della nascita di open-url); ho potuto insistere sul tema dell’educazione, e parlandone sono rimasto sorpreso dalle mie stesse parole, accorgendomi di quanto veramente questo argomento sia importante. Gli strumenti non sono nulla senza un’adeguata formazione all’utente. Ci è anche venuto in mente che gli utenti devono imparare il linguaggio delle macchine, perché è importante sapere che cosa la macchina capisce della nostra domanda, per poter interpretare correttamente la risposta. Ed è importante sviluppare macchine più vicine al linguaggio degli umani, per facilitare questa comprensione. Insomma, una sinergia fra uomo e macchina sul piano linguistico. (Lo so: nerdgasm). L’Information Literacy è la chiave. E i bibliotecari possono esserne i custodi; a una domanda sul futuro delle biblioteche, rispondo che molto probabilmente le biblioteche muteranno, anche nel giro di pochi anni, e scompariranno così come le conosciamo; ma a rimanere saranno i bibliotecari come esperti dell’universo documentario, come “guide” all’interno dei percorsi ipertestuali del “docuverso” digitale.

Parlando poi degli standard e delle tassonomie, abbiamo citato Weinberger (che Getaneh ha la fortuna di aver conosciuto a Oslo), e si è parlato di strutture più o meno organizzate. Dal discorso, fra social tagging e Wikipedia, mi è uscita fuori una riflessione. Spesso siamo vittime della spregevole retorica che inquina i termini “libertà” e “democrazia”, e contrapponiamo la rigida e obsoleta gerarchia dei sistemi di classificazione alla libera catalogazione dal basso delle gentonomie. Ma non diciamo mai che anche Wikipedia ha una sua struttura e delle sue regole, che sono ad esempio quelle dello stile e del punto di vista neutrale, e che in ogni organizzazione della conoscenza, per quanto aperta e orizzontale, c’è sempre una struttura. Ci sono regole che seguiamo senza conoscerle. Parliamo in prosa senza saperlo.

Allora ci chiediamo: quale può essere uno schema, una struttura, una classificazione che possa davvero funzionare per tutti? E’ materia dei filosofi, dico io. E  faccio un esempio.

Dante Alighieri con la Commedia realizza una summa della cultura del suo tempo. Tutto l’impianto teoretico medievale (il Theoretical Framework, per usare la terminologia appresa ad Oslo) è rappresentato nella struttura del poema. Che è peraltro una struttura rigidissima, in cui nulla è lasciato al caso. Tanto per dirne una, il numero dei canti è 100, cosa che sarebbe piaciuta a Dewey. Dante può realizzare la Commedia perché nel suo tempo esiste un “framework” accettato e condiviso. Oggi questo non esiste più, la nostra cultura non solo è troppo multiforme per accettare schemi univoci, ma anche promuove lo scarto, la differenza, il cambiamento, l’elasticità. Questo per dimostrare un altro parallelo fra poesia e scienza, e per confermare la validità del mio personale Theoretical Framework fatto di estetica e letteratura.

Su questo tema del background culturale e formativo concludiamo la nostra conversazione. Riflettiamo su quanto sia interessante per noi che ci occupiamo di library science disporre di così tanti background diversi: io vengo dalla letteratura, alcuni dalle scienze sociali, altri dall’IT. E questo secondo me non è anomalo, è quasi necessario, perché la library science è una disciplina che per sua natura non può che essere trasversale. Ogni scienza, ogni cultura presuppone una scienza della documentazione alla sua base, perciò non è strano che i suoi esperti vengano da tutti i campi del sapere, per partecipare e contribuire a una solida rete di struttura della conoscenza.

E’ andata così. C’erano meno undici gradi nel Giorno dell’Indipendenza Estone, e si è parlato con passione del nostro mondo e del nostro lavoro, mentre i soldati finivano di sfilare, somiglianti alle truppe imperiali di Star Wars. Oggi, la vita è bella.

Estonian Soldiers or Star Wars Troopers?

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