Perché e per cosa (le biblioteche digitali collaborative)

Questo post, che fa seguito al precedente, vuole essere una piccola riflessione riassuntiva di alcune cose dette durante il workshop di Media Library Online “openMLOL. Un portale aperto per biblioteche pubbliche, accademiche, scolastiche”, al convegno delle Stelline. E’ giusto un appunto utile a tenere viva la ricca conversazione, e non è minimamente esaustivo di tutte le cose dette durante la piacevole mattinata.

Nel suo bel libro “How to make sense of any messAbby Covert parla del percorso ideale nel design di un progetto.

Start with Why.

What before How.

How varies widely.

Why What How - Abby Covert

Abby Covert, “How to Make Sense of Any Mess”, 2014

Parafrasando: inizia dal Perché stai facendo questa cosa (scopo, obiettivo). Poi chiediti che Cosa devi fare per raggiungere questo scopo. Infine pensa a Come realizzare questa Cosa (tenendo a mente che c’è più di un modo per farla).

Ogni progetto (lei parla di architettura dell’informazione, ma vale veramente per ogni prodotto, servizio, ricerca) deve partire dal perché: perché lo facciamo, quale scopo vogliamo ottenere. Solo dopo decidiamo che cosa fare (e se fare qualcosa).

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Perché e per cosa (le biblioteche digitali collaborative)

Discorsi generici

Un’unica legge per il bue e il leone è oppressione (W. Blake)

Riflessione da tenere sempre in mente.

Tutti i grandi discorsi sulle biblioteche e i bibliotecari (i convegni, i master, i libri) sono intrinsecamente approssimativi – e non può che essere così.

Le biblioteche sono tante cose diverse: biblioteche pubbliche e universitarie, specialistiche e per ragazzi, hanno contenuti e pubblico diversi. Dire “le biblioteche sono…”, “le biblioteche devono…” non vuole dire nulla, nella peggiore delle ipotesi.

I bibliotecari non sono mai da soli, e quasi mai investono ruoli decisionali. Ci sono sempre amministratori, politici, manager, tecnici con i quali i bibliotecari si devono relazionare. Tutti i discorsi del tipo “i bibliotecari sono….”, “i bibliotecari devono….” si scontrano con questa contraddizione. Le possibilità suggerite dalla riflessione teorica si scontrano sempre (spesso fallendo) con chi ha davvero il potere di metterle in pratica.

Il discorso sulle biblioteche e i bibliotecari spesso viene fatto all’interno della comunità, in una camera dell’eco, ignorando chi sta fuori e ignorati da chi sta fuori.

Per questo ogni discorso che non sia specialistico (le biblioteche accademiche, le biblioteche per ragazzi, ecc. …) non può che essere preso con le pinze, con la cautela di chi riflette sulla propria natura e la propria missione stando sulla soglia di un mondo ben più grande, più complesso, più spaventoso.

Discorsi generici

Alcune riflessioni sull’Atlante

Riassumo qui tre riflessioni, e una conclusione, proposte dal pubblico durante la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di Lankes al Salone del Libro, lunedì 12 maggio scorso, in seguito agli interventi mio e di Silvia Franchini. Vi avviso, è un po’ lunghetto.

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Alcune riflessioni sull’Atlante

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario

Pubblico qui l’intervento che Silvia Franchini ha tenuto al Salone del Libro 2014 per la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di David Lankes. Silvia lavora alla Biblioteca comunale di Albino (BG) – Sistema Bibliotecario Valle Seriana.

Sono una bibliotecaria pubblica e da anni mi occupo dello sviluppo delle collezioni, sia tradizionali che digitali, sia per la mia biblioteca che per il mio sistema bibliotecario.

Le riflessioni ed osservazioni che condividerò con voi oggi nascono dalla mia esperienza lavorativa in una biblioteca pubblica, una biblioteca che per sua natura serve una comunità estremamente variegata dal punto di vista demografico, una tipologia di biblioteca che spesso intercetta per prima i molteplici bisogni della sua comunità anche se non sempre riesce a dare risposte soddisfacenti.

Si tratta quindi di considerazioni che riflettono quel punto di vista.

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Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista dello studente

Questo è il testo del mio intervento al Salone del Libro 2014 per la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante della Biblioteconomia Moderna di David Lankes. Prossimamente pubblicherò il testo di Silvia Franchini, e un ulteriore post con le riflessioni scaturite.

Introduzione

Poiché ho conosciuto David Lankes ad una sua lezione che ha tenuto a Parma per il master DILL, nel 2011, e poiché il percorso di traduzione è nato proprio in seno al master, parlerò dal punto di vista dello studente più che del bibliotecario. In particolare vedrò come gli spunti dell’Atlante sono strettamente collegati con la mia personale esperienza formativa, e in qualche modo sintetizzano e confermano le cose che posso dire di avere appreso durante il master.

Per prima cosa riassumiamo il percorso di questo libro. L’Atlas esce nel 2011; nell’estate dello stesso anno Lankes tiene una lezione per il DILL a Settignano. Noi studenti restiamo affascinati. La prof. Tammaro e David iniziano a pensare a una traduzione italiana. La mia attività di “traduttore” inizia già nell’autunno seguente: curo il testo italiano dell’intervento che Lankes tiene a Roma, al convegno nazionale AIB, nel novembre 2011: il suo intervento ribadisce la missione dei bibliotecari e la necessità di un rinnovamento, perché “le biblioteche così come le conosciamo hanno vita breve”. Incominciamo a lavorare alla traduzione italiana nell’estate 2012. Insieme alla prof. Tammaro e a Elena Corradini – anche lei docente durante il semestre di Parma – il lavoro è stato svolto in collaborazione dagli studenti italiani delle prime 4 classi del DILL: voglio approfittarne per citare tutti i loro nomi: Federica Marangio, Andrea Zanni, Chiara Consonni, Ewelina Melnarowicz (polacca ma italofona ;) ) e il sottoscritto.

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Presentazione dell’Atlante – il punto di vista dello studente