Perché e per cosa (le biblioteche digitali collaborative)

Questo post, che fa seguito al precedente, vuole essere una piccola riflessione riassuntiva di alcune cose dette durante il workshop di Media Library Online “openMLOL. Un portale aperto per biblioteche pubbliche, accademiche, scolastiche”, al convegno delle Stelline. E’ giusto un appunto utile a tenere viva la ricca conversazione, e non è minimamente esaustivo di tutte le cose dette durante la piacevole mattinata.

Nel suo bel libro “How to make sense of any messAbby Covert parla del percorso ideale nel design di un progetto.

Start with Why.

What before How.

How varies widely.

Why What How - Abby Covert

Abby Covert, “How to Make Sense of Any Mess”, 2014

Parafrasando: inizia dal Perché stai facendo questa cosa (scopo, obiettivo). Poi chiediti che Cosa devi fare per raggiungere questo scopo. Infine pensa a Come realizzare questa Cosa (tenendo a mente che c’è più di un modo per farla).

Ogni progetto (lei parla di architettura dell’informazione, ma vale veramente per ogni prodotto, servizio, ricerca) deve partire dal perché: perché lo facciamo, quale scopo vogliamo ottenere. Solo dopo decidiamo che cosa fare (e se fare qualcosa).

Continue reading “Perché e per cosa (le biblioteche digitali collaborative)”

Perché e per cosa (le biblioteche digitali collaborative)

Fatevi da parte, se non potete aiutare

Il convegno delle Stelline, un po’ come il Salone del Libro di Torino, è un evento molto bello principalmente per un motivo: la frenetica attività di amicizie, rete, conversazioni, incontri, saluti che si riesce a fare. Ho incontrato amici e colleghi, e ho gioito con tutto il cuore nel provare che molti miei amici sono anche colleghi, e penso che il lavoro dovrebbe essere questo, persone che insieme fanno quello in cui credono, che amano, con entusiasmo e divertimento.

Ho seguito alcuni interventi molto belli (Baudo, Bon, Blasi, Roncaglia, Zanni, Paiano, fra gli altri). A volte si ha la fortuna di sentire cose molto interessanti, che per una volta stimolano il pensiero, gettano una luce nuova, suggeriscono qualcosa. Si esce un po’ arricchiti. E anche confusi perché no, non tutto si riesce capire e non tutto è realizzabile; ma con qualcosa più di prima sicuramente.

E poi ci sono sempre i “vecchi”. Quelli che non solo ripetono da 40 anni le stesse cose, ma con l’orgoglio piccato del nonno che agitando il bastone se la prende con i bambini che giocano sul suo prato ribadiscono che certe cose “non si possono fare”, altre cose “non si possono dire”, questo o quello è “sbagliato”.

Continue reading “Fatevi da parte, se non potete aiutare”

Fatevi da parte, se non potete aiutare

Conversazioni come oggetti e collezioni

Lankes [1] nel suo Atlante fa il seguente ragionamento. Un libro non è “conoscenza“, perché la conoscenza non è una cosa. E’ un processo che si realizza/concretizza in una cosa. Un libro è un artefatto nel quale si manifesta (cristallizzato e immobile) un processo di conoscenza. Parlando di libri non parliamo di conoscenza, bensì di conoscenza registrata.

La vera conoscenza non è nel libro, ma nelle conversazioni. Le conversazioni avvengono fra le persone, ma anche fra le persone e i libri (riassunte nelle bibliografie e nelle note a piè di pagina.

Da questa osservazione Lankes fa discendere una conseguenza, che banalizzo così: oggetto della biblioteconomia dovrebbe essere non la gestione dei libri ma delle conversazioni.

Una delle domande che ci siamo fatti all’incontro con MLOL al convegno delle Stelline è stata: come fare a conservare queste conversazioni? A renderle tracciabili, a usarle, a farne il cuore di una biblioteca digitale? Se le conversazioni sono fluide, renderle oggetto di una gestione delle collezioni non significa trasformarle in altri artefatti?

Se oggetto della biblioteconomia (e funzione della biblioteca) è la gestione di conversazioni, allora ritorniamo a gestire oggetti, benché diversi, benché enhanced (ad es. thread, gruppi, online community, ecc.). Insomma, siamo al punto di partenza [2].

Se oggetto della biblioteconomia (e funzione della biblioteca) è consentire le conversazioni, allora quello che bisogna fare è semplicemente creare spazi.

Ma spazi digitali esistono già al di fuori della biblioteca, su una scala con la quale la biblioteca non può competere. Sono spazi di dimensioni spesso globali, come i forum, le community online, i siti di Q&A, i portali, ecc. Gli spazi fisici invece esistono da sempre: sono i tavoli, le poltrone, le stanze, i luoghi (arricchiti (eventualmente) dagli strumenti) che la biblioteca come spazio fisico può mettere a disposizione. Spesso gli utenti usano la biblioteca esclusivamente come spazio fisico, si portano i libri da casa e usano i tavoli e le poltrone per studiare in silenzio e concentrazione, oppure per incontrare amici e lavorare insieme. Non usano nulla delle collezioni e dei servizi, ma usano esclusivamente lo spazio.

Sembra una cosa un po’ Zen: creando un Vuoto (uno spazio aperto), diamo la possibilità di riempirlo. Togliendo, e non mettendo. Aprendo, e non chiudendo.

Forse è poco – non è sicuramente tutto quello che una biblioteca deve fare – ma è qualcosa.

Forse quel “di più” che si può fare, e che ad es. Lankes auspica (expect more!) è l’amministrazione delle conversazioni: partecipare come osservatori e guidare (facilitare) la conversazione quando questa ha bisogno di supporto, di risorse, di connessioni. Capire come etichettare le componenti per poterle connettere. Nutrirle, e permetterle di prosperare.

(…continua)

[1] Non incominciate nemmeno, per favore.

[2] Siamo un po’ più avanti, perché una conversazione è comunque più plurale di un libro, e più dinamica, ma sempre un oggetto è.

Conversazioni come oggetti e collezioni

Alcune riflessioni sull’Atlante

Riassumo qui tre riflessioni, e una conclusione, proposte dal pubblico durante la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di Lankes al Salone del Libro, lunedì 12 maggio scorso, in seguito agli interventi mio e di Silvia Franchini. Vi avviso, è un po’ lunghetto.

Continue reading “Alcune riflessioni sull’Atlante”

Alcune riflessioni sull’Atlante

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario

Pubblico qui l’intervento che Silvia Franchini ha tenuto al Salone del Libro 2014 per la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di David Lankes. Silvia lavora alla Biblioteca comunale di Albino (BG) – Sistema Bibliotecario Valle Seriana.

Sono una bibliotecaria pubblica e da anni mi occupo dello sviluppo delle collezioni, sia tradizionali che digitali, sia per la mia biblioteca che per il mio sistema bibliotecario.

Le riflessioni ed osservazioni che condividerò con voi oggi nascono dalla mia esperienza lavorativa in una biblioteca pubblica, una biblioteca che per sua natura serve una comunità estremamente variegata dal punto di vista demografico, una tipologia di biblioteca che spesso intercetta per prima i molteplici bisogni della sua comunità anche se non sempre riesce a dare risposte soddisfacenti.

Si tratta quindi di considerazioni che riflettono quel punto di vista.

Continue reading “Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario”

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario