Sempre un passo più avanti

Rivedendo la puntata finale di Battlestar Galactica, mi ha colpito una frase pronunciata da Apollo:

Possiamo dare loro la migliore parte di noi stessi: non l’equipaggiamento. Non le navi, le attrezzature, la tecnologia, le armi.[...] La nostra testa ha sempre scavalcato il nostro cuore; la nostra scienza avanza, le nostre anime restano indietro.

Non è la sentenza più originale della storia del pensiero scientifico, tuttavia, rivedendola alla luce di tutti gli eventi della serie, mi ha chiarito quel pensiero che mi assilla da tempo, relativo al rapporto fra teconologia e spirito umano. Ogni opera dell’uomo, ogni invenzione, ogni creazione, benché mossa da sentimenti o desideri viene sempre prima della sua comprensione, della sua interpretazione. Soprattutto viene sempre prima dell’etica: è solo dopo aver creato i mezzi che si può riflettere sulle conseguenze, e rifondare un’etica appropriata. Un po’ come, riflettevo anni fa, la critica d’arte non può che venire dopo l’arte stessa, e quindi non potrà mai capirla del tutto – quando l’arte non è spazzatura riciclata, in qual caso le categorie per comprenderla esistono già.

Le scoperte e le innovazioni molto spesso sono fini a se stesse, quando non sono casuali. L’impatto sul nostro spirito ci sorprende ogni volta.

Eppure quanto è indispensabile tutto questo: quanto è indispensabile per un essere creare qualcosa, per specchiarvisi, e riconoscersi, capirsi meglio.

L'opera dell'uomo | Andrea Morasso

L'opera dell'uomo | Andrea Morasso

Sempre un passo più avanti

Bibliotecario io?

Sul sito della Galecia Group c’è un manifesto che traspone le 3 Leggi della Robotica di Asimov al bibliotecario:

I, Librarian

Rule 1: Librarians must ensure that information continues to be available and readily accessible and usable to all people regardless of their intellect, technical abilities, economic standing, location, race, color, creed, gender, sexual preference and religion (or lack thereof).

Rule 2: Librarians must protect the privacy of the people who use their services.

Rule 3: Librarians must explore and take leadership positions in the development of new technologies in order to ensure that they are implemented in ways that do not conflict with the first two rules.

A parte la gratuità della citazione, buona sola perché ci caschi il solito biblio-geek della situazione (appunto), il punto 3 è una di quelle verità rese devastanti dalla mancanza di applicazione.

No, non è vero, sono ingiusto, l’interazione fra biblioteche e tecnologie esiste da sempre – si pensi a quanto viene fatto costantemente dalla Library of Congress, o al lavoro di Herbert Van de Sompel.

Tuttavia nella piccola realtà quotidiana si inciampa continuamente nel divario apparentemente invalicabile fra l’utente e lo sviluppatore, fra chi avverte e risolve i problemi e chi disegna soluzioni sempre zoppicanti, incerottate, lente, troppo lente.

E come nella più cupa tradizione sci-fi, l’istinto è quello di colmare il divario annullando la differenza fra una figura e l’altra: né bibliotecari né computer, ma una cosa sola. No, non sto parlando di bibliotecari cyloni (anche se…), ma di far convergere in un unico luogo bibliotecari e informatici, in una simbiosi tremenda, attiva e non occasionale. Che poi eventualmente possa culminare in Helios, come nel finale di Deus Ex.

Bibliotecario io?