Conversazioni come oggetti e collezioni

Lankes [1] nel suo Atlante fa il seguente ragionamento. Un libro non è “conoscenza“, perché la conoscenza non è una cosa. E’ un processo che si realizza/concretizza in una cosa. Un libro è un artefatto nel quale si manifesta (cristallizzato e immobile) un processo di conoscenza. Parlando di libri non parliamo di conoscenza, bensì di conoscenza registrata.

La vera conoscenza non è nel libro, ma nelle conversazioni. Le conversazioni avvengono fra le persone, ma anche fra le persone e i libri (riassunte nelle bibliografie e nelle note a piè di pagina.

Da questa osservazione Lankes fa discendere una conseguenza, che banalizzo così: oggetto della biblioteconomia dovrebbe essere non la gestione dei libri ma delle conversazioni.

Una delle domande che ci siamo fatti all’incontro con MLOL al convegno delle Stelline è stata: come fare a conservare queste conversazioni? A renderle tracciabili, a usarle, a farne il cuore di una biblioteca digitale? Se le conversazioni sono fluide, renderle oggetto di una gestione delle collezioni non significa trasformarle in altri artefatti?

Se oggetto della biblioteconomia (e funzione della biblioteca) è la gestione di conversazioni, allora ritorniamo a gestire oggetti, benché diversi, benché enhanced (ad es. thread, gruppi, online community, ecc.). Insomma, siamo al punto di partenza [2].

Se oggetto della biblioteconomia (e funzione della biblioteca) è consentire le conversazioni, allora quello che bisogna fare è semplicemente creare spazi.

Ma spazi digitali esistono già al di fuori della biblioteca, su una scala con la quale la biblioteca non può competere. Sono spazi di dimensioni spesso globali, come i forum, le community online, i siti di Q&A, i portali, ecc. Gli spazi fisici invece esistono da sempre: sono i tavoli, le poltrone, le stanze, i luoghi (arricchiti (eventualmente) dagli strumenti) che la biblioteca come spazio fisico può mettere a disposizione. Spesso gli utenti usano la biblioteca esclusivamente come spazio fisico, si portano i libri da casa e usano i tavoli e le poltrone per studiare in silenzio e concentrazione, oppure per incontrare amici e lavorare insieme. Non usano nulla delle collezioni e dei servizi, ma usano esclusivamente lo spazio.

Sembra una cosa un po’ Zen: creando un Vuoto (uno spazio aperto), diamo la possibilità di riempirlo. Togliendo, e non mettendo. Aprendo, e non chiudendo.

Forse è poco – non è sicuramente tutto quello che una biblioteca deve fare – ma è qualcosa.

Forse quel “di più” che si può fare, e che ad es. Lankes auspica (expect more!) è l’amministrazione delle conversazioni: partecipare come osservatori e guidare (facilitare) la conversazione quando questa ha bisogno di supporto, di risorse, di connessioni. Capire come etichettare le componenti per poterle connettere. Nutrirle, e permetterle di prosperare.

(…continua)

[1] Non incominciate nemmeno, per favore.

[2] Siamo un po’ più avanti, perché una conversazione è comunque più plurale di un libro, e più dinamica, ma sempre un oggetto è.

Conversazioni come oggetti e collezioni

Alcune riflessioni sull’Atlante

Riassumo qui tre riflessioni, e una conclusione, proposte dal pubblico durante la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di Lankes al Salone del Libro, lunedì 12 maggio scorso, in seguito agli interventi mio e di Silvia Franchini. Vi avviso, è un po’ lunghetto.

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Alcune riflessioni sull’Atlante

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario

Pubblico qui l’intervento che Silvia Franchini ha tenuto al Salone del Libro 2014 per la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante di David Lankes. Silvia lavora alla Biblioteca comunale di Albino (BG) – Sistema Bibliotecario Valle Seriana.

Sono una bibliotecaria pubblica e da anni mi occupo dello sviluppo delle collezioni, sia tradizionali che digitali, sia per la mia biblioteca che per il mio sistema bibliotecario.

Le riflessioni ed osservazioni che condividerò con voi oggi nascono dalla mia esperienza lavorativa in una biblioteca pubblica, una biblioteca che per sua natura serve una comunità estremamente variegata dal punto di vista demografico, una tipologia di biblioteca che spesso intercetta per prima i molteplici bisogni della sua comunità anche se non sempre riesce a dare risposte soddisfacenti.

Si tratta quindi di considerazioni che riflettono quel punto di vista.

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Presentazione dell’Atlante – il punto di vista del bibliotecario

Presentazione dell’Atlante – il punto di vista dello studente

Questo è il testo del mio intervento al Salone del Libro 2014 per la presentazione dell’edizione italiana dell’Atlante della Biblioteconomia Moderna di David Lankes. Prossimamente pubblicherò il testo di Silvia Franchini, e un ulteriore post con le riflessioni scaturite.

Introduzione

Poiché ho conosciuto David Lankes ad una sua lezione che ha tenuto a Parma per il master DILL, nel 2011, e poiché il percorso di traduzione è nato proprio in seno al master, parlerò dal punto di vista dello studente più che del bibliotecario. In particolare vedrò come gli spunti dell’Atlante sono strettamente collegati con la mia personale esperienza formativa, e in qualche modo sintetizzano e confermano le cose che posso dire di avere appreso durante il master.

Per prima cosa riassumiamo il percorso di questo libro. L’Atlas esce nel 2011; nell’estate dello stesso anno Lankes tiene una lezione per il DILL a Settignano. Noi studenti restiamo affascinati. La prof. Tammaro e David iniziano a pensare a una traduzione italiana. La mia attività di “traduttore” inizia già nell’autunno seguente: curo il testo italiano dell’intervento che Lankes tiene a Roma, al convegno nazionale AIB, nel novembre 2011: il suo intervento ribadisce la missione dei bibliotecari e la necessità di un rinnovamento, perché “le biblioteche così come le conosciamo hanno vita breve”. Incominciamo a lavorare alla traduzione italiana nell’estate 2012. Insieme alla prof. Tammaro e a Elena Corradini – anche lei docente durante il semestre di Parma – il lavoro è stato svolto in collaborazione dagli studenti italiani delle prime 4 classi del DILL: voglio approfittarne per citare tutti i loro nomi: Federica Marangio, Andrea Zanni, Chiara Consonni, Ewelina Melnarowicz (polacca ma italofona ;) ) e il sottoscritto.

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Presentazione dell’Atlante – il punto di vista dello studente

David Lankes sulla traduzione dell’Atlante

Lunedì 12 al Salone del Libro c’è stata la presentazione della traduzione italiana dell’Atlas of new librarianship di Daivd Lankes. Insieme a Silvia Franchini e me avremmo voluto avere l’autore in collegamento diretto via Skype, ma i mezzi tecnici del Salone non hanno permesso di creare il collegamento(*). Allora Lankes ha registrato un breve video in cui risponde a due domande che avrei voluto fargli in diretta.

Italian Atlas Launch from R. David Lankes on Vimeo.

Spero di riuscire a pubblicare nei post successivi gli interventi mio e di Silvia Franchini, oltre che una sintesi delle discussioni che sono seguite.

(*) Vi invito a riflettere su questo dettaglio: nel 2014, ad una fiera internazionale di editoria, libri e informazione, ci sono problemi ad avere un collegamento internet decente.

David Lankes sulla traduzione dell’Atlante