I cannot resist pointing out the Sancho Panza element to the generally elevated Don Quixote tone of the IMLS web presentations. As Cervantes was well aware, it is always useful to have a modicum of reality to even the most noble aspirations. I am referring to the fact that as you watch the three presentations, you will notice that each of them has significant problems with the presentation technology.
Negli ultimi anni, da quando è stato fatto notare che “gli opac fanno schifo“, alcuni concetti si sono posti come cardine del rinnovamento necessario: gli opac devono essere meglio integrati con il web, destinati a un’utenza non specialista, modellati sulla semplicità dei motori di ricerca (cioè di Google, non prendiamoci in giro: la metonomia si è affermata, come per l’aspirina).
Tuttavia il dibattito, specie quando è condotto su un piano astratto e generico, di “principi” o di “paradigmi“, finisce sempre con l’essere sterilmente fumoso, e si arena sulle solite amare conclusioni: stiamo perdendo gli utenti perché non parliamo più la loro lingua, e i nostri servizi vengono soppiantati dagli strumenti generici del web; il mondo del web apre a un’utenza completamente nuova (”non sappiamo più chi sono i nostri utenti“, ho sentito dire); le biblioteche soffrono di una crisi di identità. E per concludere con il peggio, ci si aggrappa alla domanda fatale: quali strumenti possono risolvere il nostro problema?
E’ evidente l’equivoco di fondo; e mi sorge una perplessità.
Emozionato come un bambino, venerdì 9 aprile al Circolo dei Lettori assisto all’incontro con Scott McCloud in occasione di Torino Comics.
Scott McCloud è autore di Understanding Comics, un saggio straordinario, pubblicato nel 1993, sull’arte del fumetto. Storia, linguaggio, tecniche, significati: un saggio sul fumetto. A fumetti.
L’idea geniale che McCloud espone con una lucidità e una chiarezza potentissime consiste nel parlare di un linguaggio usando quello stesso linguaggio, mescolando medium e messaggio con una sinergia talmente perfetta che l’uno illumina splendidamente l’altro.
Questo straordinario esempio di divulgazione, purtroppo, sembra non essere stato sfruttato a dovere al di fuori dei libri dello stesso Scott. Sembra incredibile come in una società basata sulle immagini (e in una società delle informazioni basata sulle immagini) questo mezzo comunicativo non venga impiegato a fini culturali, educativi, didattici, informativi. A una domanda posta dalla sala, McCloud ha risposto che, a parte qualche lezione fatta da lui in accademie e scuole di disegno, non gli risulta che nelle scuole questi temi siano stati dibattuti e questi strumenti siano stati analizzati.
E nelle biblioteche? Ancora meno, a quanto ne so. Anni fa pensavo che, se avessi avuto il talento e le capacità di Scott, mi sarebbe piaciuto fare una breve storia del movimento Open Access a fumetti, ma non era che un sogno. Non mi risulta che nel mondo bibliotecario ci siano esperienze del genere (ma vi prego: smentitemi, seppellitemi di esempi). Mi piacerebbe anche solo leggere una striscia quotidina sui bibliotecari nello stile di, cheneso, PhD.
The Google Chrome comic
Per quanto riguarda il mondo dell’Information Science, tuttavia, esiste una celebre eccezione: Google Chrome. Vi ricordate l’uscita del browser di Google? Fu accompagnata da un documento illustrativo: non una brochure, non un volantino, non un manualetto, bensì proprio un fumetto di Scott McCloud. Questo è una prova del perché Google sia leader incontrastato del mondo dell’informazione: a Google di Scienza dell’Informazione ne sanno qualcosa, e hanno capito il potenziale di questo approccio visivo, lineare e metalinguistico. Il fumetto di McCloud è ancora visibile dal sito di Chrome.
In rete si trova un altro esempio altrettanto bello: un video di Michael Wesch della Kansas State University. Non si tratta di un fumetto, ma vi trovo molte analogie con il lavoro di Scott McCloud: utilizzando appunti, cataloghi e schermate web, grazie a un uso molto intelligente dei mezzi (e con acuta consapevolezza metalinguistica), si espone con grande effetto l’evoluzione (rivoluzione) della comunicazione digitale.
Godetevelo:
P.S.: ringrazio per la scoperta del video Bonaria Biancu.
P.P.S.: EDIT: ho recuperato il link di un altro video di Michael Wesch: il testo digitale.