Abdicare alla formazione

Negli ultimi anni, da quando è stato fatto notare che “gli opac fanno schifo“, alcuni concetti si sono posti come cardine del rinnovamento necessario: gli opac devono essere meglio integrati con il web, destinati a un’utenza non specialista, modellati sulla semplicità dei motori di ricerca (cioè di Google, non prendiamoci in giro: la metonomia si è affermata, come per l’aspirina).

Tuttavia il dibattito, specie quando è condotto su un piano astratto e generico, di “principi” o di “paradigmi“, finisce sempre con l’essere sterilmente fumoso, e si arena sulle solite amare conclusioni: stiamo perdendo gli utenti perché non parliamo più la loro lingua, e i nostri servizi vengono soppiantati dagli strumenti generici del web; il mondo del web apre a un’utenza completamente nuova (“non sappiamo più chi sono i nostri utenti“, ho sentito dire); le biblioteche soffrono di una crisi di identità. E per concludere con il peggio, ci si aggrappa alla domanda fatale: quali strumenti possono risolvere il nostro problema?

E’ evidente l’equivoco di fondo; e mi sorge una perplessità.

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Abdicare alla formazione

La valorizzazione delle collezioni delle biblioteche nell’era digitale: seminario Cenfor alle Stelline

L’11 marzo 2010 al convegno delle Stelline si è tenuto il seminario Cenfor sui Next-Generation Opac. Sul sito, oltre al programma, dovrebbero presto comparire le presentazioni della giornata.

Si è parlato di rinnovamento degli Opac, dell’integrazione con il web, e del nuovo hype dell’”arricchimento degli Opac”  e dei discovery tool. Condivido qui gli appunti della giornata.

M.J. Crowley (Università di Roma Sapienza), coordinatrice della giornata, apre con una breve panoramica introduttiva sull’evoluzione degli opac fino alle nuove sfide di oggi. Affronta il discorso nell’ottica della cultura di mercato: occorre andare verso gli utenti, in un momento in cui i cataloghi stanno perdendo terreno nei confronti di altri strumenti web (da Amazon a Google).

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La valorizzazione delle collezioni delle biblioteche nell’era digitale: seminario Cenfor alle Stelline

Who de-sucks the de-suckers?

Ulteriori riflessioni sui sistemi di ricerca federata e gli opac arricchiti (ossia gli opac 2.0, i de-suckers: AquaBrowser, Primo, VuFind, Endeca, ecc. ecc.)

A parte il fatto che ognuno si vende un po’ come vuole, definendosi in maniera ottimistica e promettendo cose che poi sono tutte da vedere, quello che ci deve far riflettere è: qual’è il rapporto fra sostanza e superficie?

Va bene arricchire l’opac (de-schifizzarlo, come dicono i blog anglosassoni che parlano continuamente di unsucking the opac) con funzionalità bibliografiche ormai imprescindibili (clustering, cronologia delle ricerche…) o con gli ormai consueti servizi 2.0 (rss, commenti, ecc.).

Questo va bene per quanto riguarda l’interfaccia e la presentazione dei dati. Ma quanto ai dati stessi?

La chimera odierna è quella di avere un unico strumento per gestire e presentare tutte le tipologie documentarie della biblioteca ibrida. Libri, periodici, e-journals, archivi istituzionali, siti web, metadati bibliografici esterni, accesso ai full-text, e-books. Ma da dove raccogliere questi dati?

Gli opac arricchiti non sono in grado di indicizzare la quantità totale dei metadati utili. Sono in grado di raccogliere tramite harvesting i metadati locali (il proprio catalogo, il proprio deposito istituzionale) ma per l’accesso alle fonti esterne (in primis le banche dati commerciali per i metadati bibliografici) devono necessariamente passare attraverso un motore di ricerca federata o metaricerca (WebFit, Metalib, ecc.) che vada a raccogliere questi dati. Ma a questo punto i metadati così raccolti giungono nella base dati del nostro opac con tutti i limiti della metaricerca (ossia tracciati ridotti all’osso, quando va bene).

Alla fine ci troviamo con un opac arricchito, funzionale, perfettamente in linea con i servizi web 2.0, ma che avrà, nella ricerca bibliografica, gli stessi limiti degli strumenti precedenti.

… continua

Who de-sucks the de-suckers?

Report OCLC 2009: Online Catalogs: what Users and Librarians want

A Marzo 2009 è stato pubblicato il rapporto OCLC dedicato alle aspettative e necessità degli utenti e dei bibliotecari nei confronti dei cataloghi online. A una lettura dettagliata del rapporto e a un suo commento ha dedicato 3 post Virginia Gentilini.

Il report è di straordinaria utilità, non fosse altro che per le conclusioni riassunte all’inizio e alla fine, che conviene riportare per la loro lampante importanza (la traduzione è mia ed è molto libera):

1. La disponibilità di un documento è altrettanto importante, se non più importante della scoperta del documento (i.e.: il reperimento della scheda bibliografica). Gli utenti si aspettano un flusso continuo dal reperimento alla distribuzione. Vogliono sapere se il documento è disponibile, e come ottenerlo. Per i materiali online, gli utenti vogliono link diretti all’oggetto, o una via facile per l’accesso al contenuto online.

2. Elementi informativi ulteriori rispetto a titolo-autore, come sommari, estratti, indici, sono aspetti essenziali nell’esperienza di ricerca di un utente. Gli utenti si aspettano dal catalogo informazioni integrative quali sommari, abstract, indici, e fanno molto affidamento su questi dati.

3. Benché la ricerca per parole chiave sia dominante, funzioni di ricerca avanzata e navigazione a faccette aiutano gli utenti a raffinare le ricerche e a navigare fra i risultati.

4. I risultati della ricerca devono essere presentati in ordine di rilevanza. Gli utenti vogliono che il catalogo restituisca quello che si aspettano.

5. Esistono importanti differenze fra utenti e bibliotecari nelle priorità che vengono date riguardo la qualità dei dati. Emerge un divario fra due tradizioni di organizzazione delle informazioni: il punto di vista dei bibliotecari deriva dalla teoria biblioteconomica, quello degli utenti deriva dalle aspettative generate dall’esperienza della fruizione dell’informazione nel web.

In seguito a un piccolo scambio di commenti dal blog di Virginia, esprimo alcune riflessioni partendo dall’ultimo dei punti citati.

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Report OCLC 2009: Online Catalogs: what Users and Librarians want