Borges

Un bel doodle mi ricorda che oggi è l’anniversario della nascita di Jorge Luis Borges.

Quando decisi di prendere la strada della biblioteconomia, il mio professore di letteratura italiana all’università si complimentò: “Bravo Francese” mi disse, “e chissà che lavorare in biblioteca non la ispiri, come fece con Borges. Lo sa che era un bibliotecario, vero?”.

All’epoca non sapevo neanche quello. Sapevo che il grande visionario argentino aveva ricevuto il dono della notte, ma non quello dei libri.

…Dio, che con magnifica ironia
mi diede insieme i libri e la notte.
Di questa città di libri fece padroni
occhi privi di luce, che soltanto
possono leggere nelle biblioteche dei sogni
gli insensati paragrafi che cedono
le albe al loro affanno…

(Jorge Luis Borges, Poesia dei doni)

Di libri, nella mia carriera di digital librarian, non ne ho mai visto nemmeno uno. Ma diverse suggestioni e ispirazioni mi sono venute comunque da questo mondo di connessioni, di compresenze e smarrimenti virtuali, di labirinti ipertestuali.

Forse io non ho la forza di esserne ispirato, ma Borges, il cieco, in fondo lo aveva previsto: noi bibliotecari ordiniamo il mondo, affinché gli uomini possano perdervisi più facilmente.

Borges as The Secret Miracle - by John Sokol (all rights reserved)

Borges as The Secret Miracle - by John Sokol (all rights reserved)

Borges

È delle novità che gli uomini si stancano

Ieri, in attesa che un pullman partisse, ripensavo alle riflessioni di questi giorni, al cambiamento e alle novità, alla tradizione e al rinnovamento. E nella malinconica sera fredda e luminosa, alla riluttante luce dell’estate di Tallinn, ho riletto sul mio smartphone le parole di uno dei miei libri preferiti. Le avevo già pubblicate su un vecchio blog, lo rifaccio qui, ora che il pullman è partito, e devo finire la mia ultima consegna per l’esame di domani.
Se tutte le cose sono sempre le stesse, è perché sono sempre eroiche. Se tutte le cose sono sempre le stesse, è perché sono sempre nuove. A ogni uomo viene data un’anima sola. E a ogni anima è concesso un briciolo, un briciolo soltanto di potere – il potere in certi momenti di superare e inghiottire le stelle. [...] Qualunque cosa abbia il potere di far sentire all’uomo di esser vecchio, è fatalmente misera e meschina, sia essa un impero o una squallida bottega. Qualunque cosa lo faccia sentir giovane è un portento, sia essa una guerra immane o una storia d’amore. E nel più oscuro dei libri del Signore è scritta una verità che è anche un enigma. È delle novità che gli uomini si stancano – delle mode e delle proposte e delle migliorie e dei cambiamenti. Sono le cose vecchie a sbalordirci, a inebriarci. Perché sono le cose vecchie a esser giovani. Non esiste scettico che non senta che altri hanno dubitato prima di lui. Non esiste ricco o volubile che non senta che tutte le sue novità sono vecchie. Non esiste un adoratore del cambiamento che non senta sul collo il vasto peso della stanchezza dell’universo. Ma noi che le cose vecchie le facciamo, siamo dotati dalla natura di un’infanzia sempiterna. Nessun innamorato pensa che qualcuno prima di lui lo sia già stato. Nessuna donna che abbia un bambino pensa che prima del suo siano già esistiti dei bambini. Nessun popolo in lotta per la propria città è assillato dal pensiero opprimente di imperi tramontati. Sì, o voce oscura, il mondo è sempre lo stesso, perché il mondo è sempre sorprendente.

(G.K. Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill)

 

È delle novità che gli uomini si stancano