Poesia e Conoscenza

Abbiamo iniziato le lezioni di Information and Knowledge Management, e nelle prime battute stiamo tentando di definire i concetti base, che mai come in questo caso si rivelano elusivi; che cos’è in fin dei conti l’informazione, che cos’è veramente la conoscenza? E’ una calda notte d’estate nell’Antica Grecia.

Un’immagine ricorrente per illustrare la relazione fra questi concetti e le rispettive sfere di significato è la piramide Data > Information > Knowledge > Wisdom (Dati > Informazioni > Conoscenza > Saggezza).

Mi riconosco molto in questo schema, mi sembra funzionare. Dal blog Digital Collaboration mi viene ricordato che questa “gerarchia” trova origine in alcuni versi di T.S. Eliot:

Where is the Life we have lost in living?
Where is the wisdom we have lost in knowledge?
Where is the knowledge we have lost in information?

(T.S. Eliot, Choruses from the Rock, 1934)

Rispondendomi sul blog, Sue Myburgh si dimostra “stupita” che il fondamento della disciplina si trovi in una poesia.

Io invece no. Perché da sempre ho creduto nel valore ermeneutico della poesia, e dell’arte – che per me sono sempre stati strumenti di conoscenza molto più che non la stessa ricerca scientifica.

Poesia e Conoscenza

Wayback, and fly high

Momento di intimità.

Curiosando in giro per internet, mi è capitato di fare un salto sull’Internet Archive, il sito che conserva collezioni digitali – immagini, testi, video – per la futura memoria. La sua funzione più eclatante è forse l’archiviazione del Web: oltre 150 miliardi di pagine sono state raccolte e salvate a partire dal 1996, e grazie alla Wayback Machine sono raggiungibili e consultabili i contenuti di migliaia di siti internet ormai scomparsi, abbandonati, cancellati.

Preso da uno di quei momenti di nostalgia che ti fanno salire in soffitta a riaprire gli scatoloni, sono andato a cercare le pagine del mio primo sito web, creato per ospitare poesie e dibattiti letterari ai tempi dell’università. Con un po’ di emozione, ho recuperato un testo che pensavo non esistesse più.

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Wayback, and fly high

Sempre un passo più avanti

Rivedendo la puntata finale di Battlestar Galactica, mi ha colpito una frase pronunciata da Apollo:

Possiamo dare loro la migliore parte di noi stessi: non l’equipaggiamento. Non le navi, le attrezzature, la tecnologia, le armi.[...] La nostra testa ha sempre scavalcato il nostro cuore; la nostra scienza avanza, le nostre anime restano indietro.

Non è la sentenza più originale della storia del pensiero scientifico, tuttavia, rivedendola alla luce di tutti gli eventi della serie, mi ha chiarito quel pensiero che mi assilla da tempo, relativo al rapporto fra teconologia e spirito umano. Ogni opera dell’uomo, ogni invenzione, ogni creazione, benché mossa da sentimenti o desideri viene sempre prima della sua comprensione, della sua interpretazione. Soprattutto viene sempre prima dell’etica: è solo dopo aver creato i mezzi che si può riflettere sulle conseguenze, e rifondare un’etica appropriata. Un po’ come, riflettevo anni fa, la critica d’arte non può che venire dopo l’arte stessa, e quindi non potrà mai capirla del tutto – quando l’arte non è spazzatura riciclata, in qual caso le categorie per comprenderla esistono già.

Le scoperte e le innovazioni molto spesso sono fini a se stesse, quando non sono casuali. L’impatto sul nostro spirito ci sorprende ogni volta.

Eppure quanto è indispensabile tutto questo: quanto è indispensabile per un essere creare qualcosa, per specchiarvisi, e riconoscersi, capirsi meglio.

L'opera dell'uomo | Andrea Morasso

L'opera dell'uomo | Andrea Morasso

Sempre un passo più avanti