Bibliotecari pervasivi

A UniTo stiamo facendo una cosa interessante. Con il pretesto di promuovere il nuovo Discovery Tool (TUTTO) stiamo allestendo una serie di banchetti negli atri delle facoltà e nelle sale studio. Qui intercettiamo gli studenti e spieghiamo loro che cos’è TUTTO, come funziona, quali sono i servizi digitali delle biblioteche, come si può accedere al materiale online, ecc. Insomma facciamo promozione e assistenza bibliografica di base, ma più di tutto offriamo una cosa di cui gli studenti hanno disperatamente bisogno: informazione.

Sono moltissimi infatti i ragazzi che, ascoltando la nostra rapida presentazione dei servizi online, reagiscono con “oh, non lo sapevo!”. La loro conoscenza base delle possibilità di ricerca che hanno a disposizione è quasi nulla: i loro docenti non ne parlano quasi mai, e se uno studente non va in biblioteca di sua iniziativa rischia di non essere mai raggiunto da queste informazioni.

Bibliotecari diffusi

Bibliotecario “embedded” all’opera

Questo mi conferma quanto sia indispensabile trovare dei modi per uscire dalla biblioteca e andare incontro alla comunità, in particolare a chi è all’inizio della propria carriera e ha bisogno di apprendere le basi della ricerca bibliografica, e di conoscere da zero i servizi fondamentali offerti dall’Università. Vedremo se si riuscirà a trasformare questo esperimento, nato per esigenze promozionali di un servizio nuovo, in qualcosa di più continuo e istituzionale.

Questo dimostra come realizzare una biblioteca diffusa (o fare gli “embedded librarians”) oggi sia al tempo stesso semplice e necessario. Insomma: si può fare. Bastano un portatile collegato alla rete, sapere di cosa si sta parlando, e la voglia di metterci la faccia e andare incontro agli studenti, ai membri della nostra comunità, a coloro per cui, in fin dei conti, facciamo questo lavoro.

Bibliotecari pervasivi

Pubblicazione: test di usabilità su discovery tool

Sull’ultimo numero di Biblioteche Oggi c’è un mio articolo intitolato “Test di usabilità sul discovery tool Primo all’Università di Torino”.

Si tratta di un test che abbiamo fatto qui a UniTo per verificare in anteprima la reazione degli utenti al nuovo strumento di ricerca che andrà online entro gennaio. Negli ultimi anni abbiamo lavorato all’implementazione di Primo di ExLibris; nel 2013 abbiamo creato un gruppo di analisi composto da bibliotecari delle diverse aree disciplinari per discutere su come configurare al meglio lo strumento. I risultati di queste scelte sono state proposte in anteprima a un campione (circa 70) di utenti delle biblioteche.

Quali sono i risultati dell’indagine? Quello più sorprendente e piacevole è che, almeno a un primo approccio, gli utenti sono molto soddisfatti del discovery tool, molto più di quanto ci attendessimo. Nonostante i grandi, enormi e spesso gravi e sconcertanti limiti e difetti del software in questione (sui quali prepareremo altri articoli in futuro) ci siamo resi conto che la gran parte dei problemi che vediamo noi bibliotecari per gli utenti delle biblioteche sono assolutamente insignificanti.

Non si tratta di uno studio scientifico in senso stretto (lo dico bene perché è importante: NON è scientifico), poiché il campione non è sufficientemente rappresentativo – inoltre non ho incluso un’analisi della letteratura. Scopo dell’articolo è semplicemente quello di raccontare quali sono state le prime reazioni di un ristretto gruppo di utenti a uno strumento di ricerca nuovo, che offre almeno due funzioni inedite qui a UniTo:

  1. la ricerca in “stile Google” (uh che brutta espressione), per cui viene offerto un unico campo di ricerca generico
  2. la ricerca integrata di tutto il patrimonio bibliografico di UniTo, che sia digitale, cartaceo, open access e via discorrendo (be’ dai, quasi tutto).

Insomma lo scopo principale di un report di questo genere è semplicemente raccontare il lavoro che si sta facendo, sperando possa incuriosire chi si trova ad affrontare situazioni analoghe.

Appena riesco metterò a disposizione l’articolo su un archivio ad accesso aperto, per chi non avesse modo di accedere alla rivista.

AGGIORNAMENTO: l’articolo è ad accesso aperto su E-Lis, a questa URL: http://eprints.rclis.org/22560/

Pubblicazione: test di usabilità su discovery tool

Pubblicazione

Sono contento di annunciare che Jlis ha pubblicato il mio articolo Usage of Reference Management Software at the University of Torino (DOI: 10.4403/jlis.it-8679) Si tratta di una rielaborazione della mia tesi di master: lo so, avete ragione, la stessa solfa che vado ripetendo da un anno a questa parte!

Però – ora non me la voglio tirare – mi farebbe piacere che studi di questo genere venissero fatti più spesso, un po’ dappertutto, perché è solo con queste banali misurazioni che possiamo capire “come stanno le cose” presso le nostre comunità – specialmente riguardo un tema così poco studiato come quello della gestione delle citazioni.

Quindi la mia richiesta-suggerimento è: prendete il mio metodo, riutilizzatelo nella vostra comunità (università, centro ricerca, biblioteca, ecc.) e pubblicate i risultati. Sarà interessante confrontarsi, mettere un po’ di numeri e dati sul tavolo, per le nostre conversazioni future.

Pubblicazione

Tesi! – I dati dell’indagine

Finalmente la mia tesi di master è disponibile su ODA, l’archivio istituzionale della HiOA. Questo il link diretto all’item.

Ora che la tesi è ufficialmente online, e mentre preparo un articolo da inviare a qualche giornale open access, spendo almeno due parole, come promesso, per riassumere i risultati dell’indagine.

La ricerca riguardava l’uso dei software di gestione delle citazioni (Reference Management Software, RMS) presso i dipartimenti scientifici dell’Università di Torino. Ho somministrato un questionario a ricercatori e docenti, ricevendo 187 risposte, e ho raccolto 13 interviste. Non mi soffermo qui sui dettagli metodologici, sulle cifre, sull’analisi dei dati, ecc.; voglio invece esporre brevemente i risultati principali, conditi da alcune mie riflessioni personali.

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Tesi! – I dati dell’indagine

Lavorare in comunità: risorse umanistiche a UniTo

In questo periodo sto rileggendo l’Atlante di Lankes, e sto assimilando sempre più a fondo il suo concetto radicale della biblioteca come una comunità di membri anziché di utenti: un luogo di continuo dialogo e conversazione nella quale i bibliotecari agiscono come mediatori e “facilitatori” più che come banali e silenziosi gestori. Lungi dall’essere originale e rivoluzionario, il libro espone questo principio con una chiarezza e un’insistenza capaci di affermarlo realmente come un manifesto di una “nuova biblioteconomia”. Poi lo abbiamo già detto, lui ha questa retorica così facilona e trascinante che alla fine tralasci i difetti logici e ti concentri sul principio di base. Fatto sta che ultimamente sto cercando di adottare questa prospettiva nel mio lavoro, per quanto possibile. Ed ecco che qui da noi è successa una bella cosa.

I miei colleghi, insieme ai dipartimenti di Studi umanistici e Filosofia e scienze dell’educazione, hanno avviato un periodo di trial di risorse bibliografiche digitali di ambito umanistico. Cito dal nostro sito: “Circa una ventina di diverse risorse (banche dati, e-books, e-journals) saranno accessibili grazie ad un periodo di prova gratuito in due distinte sessioni di un mese l’una, durante le quali tutti gli utenti potranno esprimere la loro valutazione dei prodotti mediante un questionario online”.

Mercoledì c’è stata la prima giornata di presentazione del progetto (la successiva sarà il 6 novembre) e contrariamente a quanto avviene di solito, non sono stati i bibliotecari a illustrare le funzionalità delle banche dati, ma i ricercatori. Sono stati loro, invitati uno a uno, a presentare le risorse, a farne una breve analisi, a condividere le loro prime impressioni e a invitare a ulteriori prove.

La giornata ha dimostrato quanto sia infinitamente più bello il nostro lavoro quando viene condotto insieme ai destinatari del nostro servizio. Quanto è bello ascoltare i loro commenti, scoprire le loro necessità, osservare il loro modo di lavorare – anche di fronte a quelle piccole ingenuità nell’approccio alla ricerca (il desiderio del full-text a tutti i costi, l’uso casual delle parole chiave, il disorientamento di fronte alle interfacce, ecc.) che solitamente vengono superate proprio grazie a quella non piccola expertise in più offerta dagli stessi bibliotecari. I miei colleghi hanno poi evidenziato quanto sia stato utile ascoltare la presentazione: la raccolta delle varie opinioni fra i presenti in sala è somigliata a un vero e proprio focus group grazie a cui è stato possibile capire più da vicino i bisogni e il punto di vista dei nostri utenti.

A fine giornata abbiamo avuto tutti la sensazione che, in fin dei conti, è molto più facile, produttivo (e aggiungo io: divertente) lavorare insieme ai membri della nostra comunità, anziché semplicemente per loro – o, come succede talvolta, indipendentemente da loro.

Speriamo che si prosegua!

Lavorare in comunità: risorse umanistiche a UniTo